Domenica scorsa abbiamo portato i pupi a vedere il film/cartone in oggetto. Devo ammettere che partivo prevenuto in negativo, dopo aver visto il trailer e considerando il precedente capitolo il migliore della saga. Spesso partire prevenuti fa pendere il giudizio dalla parte opposta e in questo caso confermo: mi è piaciuto. Certo non come il 3, ovviamente, soprattutto perché i personaggi secondari mi sono parsi poco convincenti, ma anche perché le parti di Scrat sono state poche e poco incisive.
Ma. C’è un grosso “ma”. Una problema molto grosso, che purtroppo rovina quasi tutta la visione: il doppiatore di Manny non è più Leo Gullotta. Questa è stata veramente una grossa delusione, anche perché la voce del nuovo doppiatore è molto diversa e spezza inesorabilmente la sospensione dell’incredulità in tutte le scene in cui compare il mammuth (che sono tante). Peccato.
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L’era glaciale 4
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Oggi Gabrielino ha compiuto il suo quarto compleanno, con una piccola festa casalinga. In realtà avevamo programmato una festa più “standard”, ma purtroppo, tra malattie di stagione e condizioni meteorologiche avverse, abbiamo dovuto rimandarla di qualche giorno.
Ma lui sembrava contento lo stesso, soprattutto della nevicata più abbondante che abbia visto finora.1984
Ho finito ieri di leggere 1984. Non ne scriverò una recensione, perché ne sono state scritte molte e la mia non sarebbe sicuramente all’altezza. D’altronde mi vergogno anche un po’ ad averlo letto così tardi e ovviamente lo consiglio a chiunque non l’abbia ancora letto (inseme a Il mondo nuovo di Huxley, tanto per fare un confronto tra distopie).
Quello che però mi ha colpito di questa edizione, che ho letto in traduzione del 1950, è di come la nostra lingua sia cambiata nel giro di soli 60 anni, considerazione ancora più interessante in virtù del fatto che il romanzo stesso tratta argomenti linguistici, seppure di fantasia. I cambiamenti sono tanti: alcuni semplicemente ortografici, altri di modi di dire ormai caduti in disuso, molti di parole abbandonate. Quando ho capito che sarebbero stati troppi per ricordarli, ho deciso di appuntarli e riportarli.
Iniziamo dai cambiamenti ortografici: da per tutto, a mala pena, press’a poco, gran che, cartavetrata, allato.
Poi i modi di dire non più usati: compreso d’entusiasmo, a un dipresso, dare la stura, senza mende, vòlte in ridicolo, è stata una provvidenza, borsari neri.
E infine le parole: barbugliare, scansia, serqua, rimestio, trasalimento, sbertucciati, fatte (guano), zinale, cuccuma, cantonata (zona), cascame, proclive, frigidaire, seco, industre, impostura, puerizia, mondato, brago, croco, impiantito, proietto, affettare (fingere), melanconia, ramaiolo, servaggio, batista, sinecura, tratturo.
Infine c’è il curioso caso di una parola che si usa ancora, ma che mai si potrebbe trovare in un attuale contesto letterario “normale”: cesso.Tags: libri

