La settimana scorsa mi è stata offerta l’opportunità di ottenere dei biglietti omaggio per la prima in campionato della Virtus Roma. Non ci ho pensato due volte, ho chiesto ai figli chi volesse venire e, incassata una risposta positiva (su due), ho accettato.
Era più di un decennio che non mettevo piede al Palaeurlottomatica, dagli anni d’oro in cui ero abbonato e la Virtus lottava per lo scudetto nei playoff. Oggi purtroppo la situazione è quella che è, si naviga a vista in A2 e le ultime stagioni si sono svolte tutte nel più modesto Palazzetto di viale Tiziano. Ma questo ritorno al Palazzo è forse un buon auspicio e mi è sembrato di vedere molti tifosi che tornavano esattamente come me, con maglie o altro materiale dell’epoca (io mi sono presentato con felpa e sciarpa d’ordinanza).
Per Gabriele chiaramente era la prima volta, era un po’ preoccupato che non ci fossero altri bambini della sua età, ma ce n’erano parecchi e alla fine sembra essersi divertito. La partita è andata bene, l’avversario (Cassino) probabilmente non era dei più imbattibili, ma la squadra sembra in discreta forma. Certo vedere due o tremila persone in una struttura che ne può ospitare oltre diecimila non è un grande colpo d’occhio, ma chissà se nel prossimo futuro non si possa tornare vicini ai vecchi fasti: non dico riempire tutto come negli anni ’90, ma almeno arrivare a mettere qualcuno nel secondo anello. Daje Virtus!
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Ritorno al Palazzo
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Oggi è il giorno di uscita di Ubuntu 18.04.1 e io approfitto per parlare del mio aggiornamento, eseguito agli inizi di maggio.
Il motivo principale che mi spingeva ad abbandonare il fido Xenial è, come già in passato, la versione di PHP: ormai la 7.0 mi stava troppo stretta e non potevo aspettare per la 7.2 (anche se in realtà la stavo già usando grazie a Docker). Inoltre avevo un fastidioso problema col il modulo wireless, che non mi faceva connettere a quasi tutte le reti (quella di casa fortunatamente funzionava), nonostante il sistema operativo preinstallato.
Il mio intento iniziale era quello di aggiornare e di tenere Unity, ma ho dovuto abbandonarlo dopo un paio di giorni: la parte Gnome sottostante era veramente troppo incoerente col resto e non più armonizzata come in precedenza. Mi sono dunque armato di pazienza e ho trovato un po’ di estensioni per rendere Gnome 3 più familiare (dash to dock, unite e una manciata di altre). Il risultato, visibile in foto, è abbastanza soddisfacente, almeno per le applicazioni di base. Per tutte le altre (purtroppo alcune anche ufficiali Gnome, come meld) c’è il tremendo problema del menù dentro alla finestra, che è davvero un pugno in un occhio. Ho provato un’estensione per un menù globale, ma è molto instabile, rallenta tutto e ha molti crash. Per ora me lo tengo così. Su Firefox ho rimediato usando l’opzione per nascondere il menù (che riappare automaticamente premendo ALT), mentre su phpStorm con uno shortcut per mostrare/nascondere il menù.Ma va là, sbang!
Ci sono un paio di cose di cui in gioventù ho abusato. Una era la televisione: cartoni animati soprattutto, ma anche serie tv e alla sera film. L’altra, argomento di questo post, è la lettura di fumetti. Con le dovute eccezioni de Il Giornalino e (più raramente) Geppo/Tiramolla/Popeye, le mie letture erano Disney: Topolino, con relative collane secondarie (Classici, Grandi Classici, Mega Almanacco, Paperino Mese, et similia). È capitato dunque negli anni che, a forza di continue riletture di vecchie storie, alcune frasi siano entrate nel mio lessico quotidiano. Più recentemente, mi sono reso conto di questa situazione quando ho sentito i miei figli ripetere tali frasi, semplicemente perché le avevano sentite da me. Da questa rivelazione è scaturita l’esigenza di portare i miei pargoli a conoscenza delle fonti di tali frasi: è partita dunque una caccia alla vignetta.
Purtroppo gran parte della vasta collezione è andata perduta (forse questa è una fortuna, perché ultimamente sto rivalutando la positività del decluttering) e online non si trova quasi niente. Ho dovuto ricorrere al fiorente mercato dell’usato, in cui si possono reperire vecchi numeri di Topolino per pochi euro. Ecco dunque la vignetta che ha dato origine all’espressione riportata nel titolo. Fa parte della storia Zio Paperone e l’invasione dei maxi-robot.
Una seconda frase, ripetuta ogni volta sia giunta l’ora di dormire è “A letto amici”. Tratta dalla storia Zio Paperone e l’enigmisticomania e contenuta in un bellissimo, quanto facile, rebus.
L’ultima vignetta, che mi manca, e di cui quindi purtroppo al momento non posso riportare l’immagine, è tratta da Paperino e il capro di Acatapulco: è “vado a pulirmi i denti, fiuu fiuu”, usata da Paperino per ingannare l’eponimo capro che lo teneva prigioniero. La storia era contenuta all’interno di Classico Olimpiadi, un numero speciale de I classici.