Occhiali nuovi

Sono passati appena dieci anni dal mio ultimo cambio di occhiali.
Non posso dire quindi che il mio vecchio paio non sia stato adeguatamente sfruttato. Purtroppo però aveva già subito due rotture del ponticello centrale, la prima riparata a dovere presso l’ottico originale (mi era capitata casualmente a poca distanza da un viaggio in Piemonte), la seconda invece riparata in modo alquanto maldestro e rabberciato (e non è durata molto infatti). Quando dunque si sono rotti definitivamente, qualche giorno fa, ho deciso per un nuovo acquisto: sono andato dal mio ottico di fiducia, ho scelto un modello che mi garbasse e l’ho comprato al volo. Ho deciso di abbandonare la montatura a giorno, presente sui miei ultimi due paia. Poi però ho trovato un’offerta su Groupon a 29 euro (circa un decimo di quanto ho pagato il paio già menzionato) da un altro ottico (casualmente, il rabberciatore di cui sopra) e ne ho approfittato, per avere anche occhiali di scorta (e soprattutto su cui non avere troppi rimpianti in caso di rottura). Entrambi gli occhiali sono in foto, al lettore attento il compito di individuare il paio “buono” da quello “cheap”.

Ritorno al Palazzo

La settimana scorsa mi è stata offerta l’opportunità di ottenere dei biglietti omaggio per la prima in campionato della Virtus Roma. Non ci ho pensato due volte, ho chiesto ai figli chi volesse venire e, incassata una risposta positiva (su due), ho accettato.
Era più di un decennio che non mettevo piede al Palaeurlottomatica, dagli anni d’oro in cui ero abbonato e la Virtus lottava per lo scudetto nei playoff. Oggi purtroppo la situazione è quella che è, si naviga a vista in A2 e le ultime stagioni si sono svolte tutte nel più modesto Palazzetto di viale Tiziano. Ma questo ritorno al Palazzo è forse un buon auspicio e mi è sembrato di vedere molti tifosi che tornavano esattamente come me, con maglie o altro materiale dell’epoca (io mi sono presentato con felpa e sciarpa d’ordinanza).
Per Gabriele chiaramente era la prima volta, era un po’ preoccupato che non ci fossero altri bambini della sua età, ma ce n’erano parecchi e alla fine sembra essersi divertito. La partita è andata bene, l’avversario (Cassino) probabilmente non era dei più imbattibili, ma la squadra sembra in discreta forma. Certo vedere due o tremila persone in una struttura che ne può ospitare oltre diecimila non è un grande colpo d’occhio, ma chissà se nel prossimo futuro non si possa tornare vicini ai vecchi fasti: non dico riempire tutto come negli anni ’90, ma almeno arrivare a mettere qualcuno nel secondo anello. Daje Virtus!

Alba Adriatica 2018

Dopo tanti anni di montagna (e città), grande ritorno al mare per queste mie vacanze estive! L’ultima vacanza marittima era stata nell’ormai lontano 2013 sul Gargano. Visto che però si faticava a trovare un accordo in famiglia per la destinazione, a fine maggio ho deciso di tagliare la testa al toro e di scegliere arbitrariamente, andando un po’ sul sicuro, una meta già esplorata nel 2010: Alba Adriatica. La scelta precisa dell’hotel è stata affidata a Booking, coi seguenti vincoli: pensione completa, con piscina, fronte mare. Alla fine è uscito fuori il King, a due passi dal precedente Petite Fleur (che non era così male ma che purtroppo mancava del secondo dei tre requisiti appena elencati).
Sapevamo già che l’Abruzzo è un po’ una vacanza di mare di compromesso, non brillando per la qualità del mare ma essendo vicino a Roma (vicinanza confermata da un tranquillo viaggio largamente inferiore alle 3 ore di durata, con sosta). L’hotel si è rivelato accogliente, un po’ stretto di spazi, con cucina e piscine discrete. Molto apprezzato il servizio di bici gratuite. Mare purtroppo molto deludente: oltre all’acqua non limpida, inattesa presenza di sassi in battigia (nel 2010 non c’erano) e anche qui sovraffollamento. È finita che siamo andati quasi sempre in piscina la mattina, in giro al pomeriggio con punta di piscina tarda (verso le 19) prima di cena.
La permanenza è stata di 8 giorni a cavallo tra fine luglio e inizio agosto. Per l’anno prossima tocca trovare una meta con acqua migliore (Sicilia?) oppure si torna in montagna.

Il castoro bionico

Oggi è il giorno di uscita di Ubuntu 18.04.1 e io approfitto per parlare del mio aggiornamento, eseguito agli inizi di maggio.
Il motivo principale che mi spingeva ad abbandonare il fido Xenial è, come già in passato, la versione di PHP: ormai la 7.0 mi stava troppo stretta e non potevo aspettare per la 7.2 (anche se in realtà la stavo già usando grazie a Docker). Inoltre avevo un fastidioso problema col il modulo wireless, che non mi faceva connettere a quasi tutte le reti (quella di casa fortunatamente funzionava), nonostante il sistema operativo preinstallato.
Il mio intento iniziale era quello di aggiornare e di tenere Unity, ma ho dovuto abbandonarlo dopo un paio di giorni: la parte Gnome sottostante era veramente troppo incoerente col resto e non più armonizzata come in precedenza. Mi sono dunque armato di pazienza e ho trovato un po’ di estensioni per rendere Gnome 3 più familiare (dash to dock, unite e una manciata di altre). Il risultato, visibile in foto, è abbastanza soddisfacente, almeno per le applicazioni di base. Per tutte le altre (purtroppo alcune anche ufficiali Gnome, come meld) c’è il tremendo problema del menù dentro alla finestra, che è davvero un pugno in un occhio. Ho provato un’estensione per un menù globale, ma è molto instabile, rallenta tutto e ha molti crash. Per ora me lo tengo così. Su Firefox ho rimediato usando l’opzione per nascondere il menù (che riappare automaticamente premendo ALT), mentre su phpStorm con uno shortcut per mostrare/nascondere il menù.

Google Pixel

Un paio di settimane fa ho deciso che fosse ora di un cambio di telefono. Il precedente (Nexus 5, di cui purtroppo mi accorgo di non aver scritto nulla a suo tempo) aveva servito egregiamente per due anni e mezzo. Purtroppo ultimamente era diventato lento e mostrava un po’ la sua età (l’avevo preso già vecchio, anche se non usato).
Ho pensato di ripercorrere le scelte precedenti e di non comprare un modello recentissimo, anche perché ultimamente fanno tutti schermi che per i miei gusti sono un po’ troppo grandi. Avendo imposto come vincolo uno schermo intorno ai cinque pollici, nfc (serve per i biglietti dei mezzi pubblici), usb-c e un sistema aggiornato, la scelta è ricaduta su Google Pixel (il primo Pixel).
Dopo alcuni giorni di utilizzo devo dire che sono molto soddisfatto: Android 8.1 ha sicuramente fatto passi avanti rispetto al 6, il peso leggermente superiore non si avverte, mentre lo spessore più sottile dà una sensazione di maneggevolezza. Lo sblocco con impronta è comodissimo, la maggiore RAM si vede tutta, le foto sono molto belle.
Se proprio devo trovargli un difetto, io non avrei messo il pulsante di sblocco dallo stesso lato del volume. È anche vero però che il pulsante di sblocco si usa molto meno, visto che si può sbloccare molto più velocemente con l’impronta.
Prezzo di acquisto: 292€