Il castoro bionico

Oggi è il giorno di uscita di Ubuntu 18.04.1 e io approfitto per parlare del mio aggiornamento, eseguito agli inizi di maggio.
Il motivo principale che mi spingeva ad abbandonare il fido Xenial è, come già in passato, la versione di PHP: ormai la 7.0 mi stava troppo stretta e non potevo aspettare per la 7.2 (anche se in realtà la stavo già usando grazie a Docker). Inoltre avevo un fastidioso problema col il modulo wireless, che non mi faceva connettere a quasi tutte le reti (quella di casa fortunatamente funzionava), nonostante il sistema operativo preinstallato.
Il mio intento iniziale era quello di aggiornare e di tenere Unity, ma ho dovuto abbandonarlo dopo un paio di giorni: la parte Gnome sottostante era veramente troppo incoerente col resto e non più armonizzata come in precedenza. Mi sono dunque armato di pazienza e ho trovato un po’ di estensioni per rendere Gnome 3 più familiare (dash to dock, unite e una manciata di altre). Il risultato, visibile in foto, è abbastanza soddisfacente, almeno per le applicazioni di base. Per tutte le altre (purtroppo alcune anche ufficiali Gnome, come meld) c’è il tremendo problema del menù dentro alla finestra, che è davvero un pugno in un occhio. Ho provato un’estensione per un menù globale, ma è molto instabile, rallenta tutto e ha molti crash. Per ora me lo tengo così. Su Firefox ho rimediato usando l’opzione per nascondere il menù (che riappare automaticamente premendo ALT), mentre su phpStorm con uno shortcut per mostrare/nascondere il menù.

Lo xerus ospitale

Esattamente due anni fa postavo un breve resoconto del mio ultimo aggiornamento del sistema operativo. Avendo ormai scelto di restare sui rilasci a supporto prolungato, il mio aggiornamento successivo è stato in questi giorni, per la precisione venerdì della settimana scorsa. Non potevo più aspettare, soprattutto per vedere finalmente qualche nuovo sfondo e per provare finalmente l’attesissimo PHP 7. In questo senso è molto importante che Ubuntu 16.04 supporti questa nuova versione, così come fu importante sei anni fa per Lucid supportare PHP 5.3 (l’ultimo grande passaggio del linguaggio).
Ora mi piacerebbe aggiornare anche il mio piccolo server, anche se ho qualche titubanza per via dei siti che ci girano sopra (compreso questo stesso blog).

Niente unicorno per me

Dal lontano ottobre 2005, per me primo aggiornamento, sono sempre passato alla versione più recente di Ubuntu, con puntualità (spesso con lieve anticipo). Quest’anno rompo la pluriennale tradizione, perché questo Utopic Unicorn porta veramente troppe poche novità. ubuntu10birthday Sono assolutamente consapevole che questo implicherà mancati aggiornamenti fino al 2016 o, in alternativa, un aggiornamento doppio l’anno prossimo (o triplo, quadruplo, ecc. se successivo). Pazienza.
In compenso, per la ricorrenza del decennale di Ubuntu, il sito ufficiale della comunità ha pubblicato alcune foto di torte. Dalla seconda in poi sono abbastanza improbabili, mentre quella di apertura, bellissima, è quella con cui festeggiai il mio compleanno lo scorso aprile.

Il tahr fidato

Arriva oggi per durare anni e anni, ma io lo abbandonerò tra appena sei mesi. Almeno sul mio desktop, ma sicuramente sui server resisterà un paio di anni (fino all’avvento della 16.04). È Ubuntu 14.04 LTS, nome in codice Trusty Tahr. Già aggiornato su 3 delle 5 macchine che gestisco.

Salamandra Sfacciata

saucy Potevo mancare di aggiornare Ubuntu? Certo che no! Potevo farlo in ritardo? Forse, ma stavolta sono stato abbastanza bravo e l’ho fatto con appena un giorno di anticipo.
Ho dovuto un po’ penare per sistemare le configurazioni di Apache, che nella 2.4 ha fatto modifiche non molto retro-compatibili. Ho scoperto con piacere che ora i file di configurazione mantenuti hanno tutti il loro bravo file .diff, così è più facile aggiornarne le parti cambiate. Certo se ci fosse un modo per saltare tutte le conferme di tali file, si potrebbe lanciare l’aggiornamento e andare a fare la spesa (cosa che ho fatto, ma trovandolo puntualmente bloccato su una richiesta di diff).