infortunio

Ci sono episodi che sono evidentemente piccoli nel contesto generale, ma che rispetto ai piccoli gesti quotidiani rivelano una difficoltà non indifferente. È capitato che mercoledì sera prendessi una storta giocando a basket. La mattina successiva, constatato che avevo una specie di melone al posto della caviglia, sono andato al pronto soccorso. Prima visita, lastra per controllare che non fosse rotta, poi bendatura morbida (alla colla di zinco), quindi a casa con una prognosi di sette giorni salvo complicazioni, prescrizione di riposo e di deambulazione con bastoni canadesi (che sarebbero banalmente delle stampelle).
Ora accade che le maledette stampelle si rivelino di un utilizzo tutt’altro che semplice. Dopo alcuni momenti necessari per prendere confidenza con gli attrezzi, ti accorgi che:
– alzarsi/sedersi da soli è un’impresa
– portare un qualsiasi oggetto, anche di dimensioni ridotte, è praticamente impossibile (non avendo le mani libere)
– un tragitto che normalmente sembra fattibile diventa alquanto ostico (l’ambulazione ondeggiante richiede lo sforzo di tutti i muscoli anteriori, dai pettorali agli addominali)
– non puoi più prendere in braccio tuo figlio
– devi farti aiutare in quasi tutto quello che fai… alla fine le uniche cose che puoi fare veramente sono mangiare, leggere e stare al computer.
L’unico problema a cui ho ovviato è relativo alle mani: ho imbottito i manici delle stampelle con della plastica a bolle d’aria, altrimenti sicuramente mi sarebbero già venuti i calli. Ora spero tanto di guarire nel tempo previsto.

in ospedale

House, ER, Grey e altre serie che non guardo… ci danno sempre il punto di vista del medico e quasi ci fanno abituare alla morte. Ma l’altro punto di vista, quello di chi sta in una sala d’attesa ad aspettare che quei medici facciano il loro meglio per salvare qualcuno che conosci, è molto diverso, e non solo perché questa è la vita vera e quella è una finzione televisiva… c’è un misto di grande disperazione e di speranza…
Per ora la speranza sta prevalendo. Possiamo solo aspettare e sperare.

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on the road

Dopo qualche annetto passato sulle strade, uno pensa di aver visto quasi tutto. Ma le stranezze non finiscono mai. Stamattina sul GRA, tra Flaminia e Salaria, mi sono imbattuto in un gruppo di 5 o 6 easy riders. Fin qui nulla di anormale, ma… non riuscivo a leggere le targhe. Poi vedo che una ha la sigla internazionale BRN, che ovviamente non riconosco. Un altro invece ha la scritta completa: Barhain! Mi sono immaginato questi sceicchi ricconi che un giorno abbandonano palme e cammelli e inforcano le loro moto custom per farsi un giro dell’Europa. Probabilmente inorridiscono vedendo i prezzi della benzina, ma poi ripensandoci si sfregano le mani: in fondo alla fine i soldi arrivano a loro.

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fine Mondo senza fine

In questi giorni, approfittando del ponte (non quello di Merthin!), ho accelerato la lettura e ho finito il capolavoro di Ken Follett. Ho subito provveduto ad aggiornare la mia libreria su aNoobi, dato che, tra l’altro, è il primo libro che finisco da quando sono iscritto. Il mio consiglio è di leggerlo, senza riserve. Sarebbe meglio, ma non obbligatorio, leggere prima I pilastri della Terra (non mi dite che non l’avete ancora letto?).
Siccome sono previdente, l’altro ieri mi son fatto prestare da Massimo un altro libro, che inizierò quanto prima.