Il mio viaggio in Burkina Faso

Una settimana fa sono rientrato dal mio primo viaggio fuori dal continente europeo, oltre che mio primo viaggio all’estero per lavoro.
Tutto nasce alcuni mesi fa, quando una ONG italiana mi contatta per un progetto di cooperazione in Burkina Faso, già in essere da tempo. L’esigenza è quella di dotare questo progetto di un’applicazione web per migliorare la comunicazione e il controllo dei soggetti coinvolti. Dopo una prima riunione a Roma a inizio estate, il viaggio sul posto per poter raccogliere direttamente i requisiti viene fissato per il 18 novembre.
Lo spostamento da casa ha costituito per me un altro record: non ne avevo mai fatto né uno così lungo, né uno con più di due voli successivi. Posso dire ora di essere quasi un esperto volatore, sicuramente molto più tranquillo sulle partenze rispetto a una quindicina di anni fa (ricordo di non aver ben sopportato il volo con scalo da Copenaghen al ritorno dal viaggio di nozze). Purtroppo in questo caso avevo anche un bel po’ di ore di attesa e, ciliegina sulla torta, un arrivo previsto dopo l’una di notte (che è diventato dopo le due per colpa di un ritardo da Tunisi). La rotta dunque era Fiumicino-Tunisi, sosta di 4h abbondanti, Tunisi-Abidjan (Costa d’Avorio), sosta di 1h, Abidjan-Ouagadougou (capitale del Burkina, per chi non lo sapesse).
Mi sarebbe piaciuto qui raccontare più in dettaglio tutta la settimana, ma mi rendo conto anche che ne sarebbe uscito un post chilometrico. Mi limito quindi a riassumere in punti:

  • il Burkina è un paese molto povero e si vede. Per molte cose ci si deve adattare. Ma si mangia comunque bene e le persone sono gentili. Mi rendo anche conto di aver limitato la mia esperienza alla capitale, che comunque credo contenga al suo interno già zone abbastanza variegate
  • il lavoro svolto è stato approfondito e ne sono del tutto soddisfatto (e così mi è parso fossero i miei interlocutori). Abbiamo analizzato tutti i requisiti e condiviso tutti quelli che saranno i punti da implementare e sviluppare
  • Internet, sia wifi che in mobilità, è del tutto normale anche lì. A questo punto credo sia normale in quasi tutto il mondo
  • il traffico di Ouagadougoug è caotico, ma chi viene da Roma ha il callo, quindi poco male
  • con le precauzioni stranote (acqua solo in bottiglia e no cibi crudi) non ho avuto il minimo fastidio alimentare.
  • avevo fatto tutti i vaccini necessari e forse anche qualcuno in più. Per la malaria ho preso il malarone, che costa un sacco ma sembra funzionare. Ho usato anche autan tropicale la sera, oltre a coprirmi bene
  • il clima a novembre è ottimo, caldo ma asciuttissimo

Il viaggio di ritorno è stato speculare a quello di andata, per fortuna senza ritardi.

Londra

A Londra non ci sono andato solo per la conferenza. Ci sono anche andato per regalare a Francesca un viaggetto per il suo compleanno.
Eravamo già stati a Londra, con una toccata e fuga durante la crociera del nostro viaggio di nozze. Dovevamo quindi tornarci per una visita “vera” e questa è stata l’occasione.
Francesca, dopo aver mollato affidato i bambini a mio padre, mi ha raggiunto giovedì pomeriggio e abbiamo fatto una prima passeggiata tra il London Bridge e il Tower Bridge. Cena in zona a Wagamama.
Londra 2002 Sabato era l’unico giorno pieno che avevamo e come prima cosa siamo andati a Westminster, per cercare di rifare la stessa foto di undici anni prima (possiamo dire che: il tempo è passato e un po’ si vede, e che il cellulare di oggi fa le foto meglio della macchinetta di allora). Un giro obbligatorio sulla ruota panoramica, poi un tentativo di vedere il palazzo reale, dove purtroppo siamo stati incastrati dalla folla accorsa per il cambio della guardia (incastrati letteralmente, la polizia non faceva nemmeno attraversare la strada). Dopo un altro tentativo a vuoto di vedere l’abbazia di Westminster, abbandonato per la lunghezza della fila e per il prezzo del biglietto (costa più della ruota), abbiamo ripiegato sul mercatino di Portobello. A metà pomeriggio però l’idea della giornata completa ha ceduto il passo alla stanchezza: siamo tornati in albergo. Siamo usciti la sera diretti a Chinatown, dove abbiamo mangiato e quindi speso il dopo-cena passeggiando fino a Trafalgar.
La domenica mattina invece è passata alle stalle di Camden Town, un altro mercatino, dove tra l’altro ho avuto il piacere di rincontrare un vecchio collega, cervello in fuga. La vacanza purtroppo era già finita, già ora di fare i bagagli e prendere il treno per Heathrow. Ma per non farci annoiare troppo nell’attesa, le simpatiche guardie hanno pensato pene di rivoltarci i bagagli alla ricerca di liquidi sospetti. Ma tanto l’aereo era in ritardo.
Ora stiamo ancora smaltendo questo weekend così impegnativo, ma vuoi mettere il ricordo?
Il reportage fotografico completo nel mio set su flickr!

Symfony live 2012

Eiffel E per il terzo anno di file sono a Parigi per la consueta convention su Symfony. Stavolta sono arrivato con un bel po’ di anticipo e ne ho approfittato per un piccolo giro turistico in solitaria. Purtroppo le altre due volte non ero riuscito a fare un salto alla celebre torre, quindi ho dovuto rimediare. Avrei voluto fare una piccola sgambata fino al secondo piano, ma la lunga fila mi ha scoraggiato. Aspetto gli altri compagni di avventura per stasera, poi da domani si fa sul serio.

symfony live

Scrivo in ritardo un breve resoconto della conferenza parigina, terminata (per me) venerdì scorso.
Rispetto all’anno scorso, questa volta c’era una sensazione un po’ di improvvisazione. Probabilmente un sintomo del periodo di transizione che sta attraversando symfony, anche se qualcosa poteva certamente essere migliorato lo stesso (in particolare Fabien, il super-capoccione di tutto il progetto, che ha fatto una figura barbina al keynote principale).
In positivo invece, c’è stata una partecipazione molto più numerosa, sempre rispetto al 2010, del gruppo dei nostri connazionali. Come avevo già scritto a suo tempo, alla fine la condivisione dell’evento con gli altri colleghi è altrettanto importante, se non di più, dell’evento stesso.