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Europee 2019

Negli anni novanta, quando ero un giovane ventenne squattrinato, mi iscrissi alle liste comunali degli scrutatori, contando di poter guadagnare qualche soldo extra. Effettivamente fui chiamato per alcune elezioni, forse erano le politiche del ’96. Ricordo anche di aver fatto almeno un’altra tornata elettorale, presentandomi al mio seggio e proponendomi come sostituto. Fast-forward ai giorni nostri: mi arriva una convocazione come scrutatore per le elezioni europee, dopo anni di inattività (almeno dal punto di vista scrutatorio, alle elezioni ho sempre votato). Sono stato un po’ indeciso se presentarmi o no, memore della poca corrispondenza tra quantità di lavoro e remunerazione. Alla fine ha prevalso il senso civico e ho deciso di andare.

L’impressione a posteriori è che non sia cambiato poi molto. L’impegno è ripetitivo e lungo nella fase preparatoria e durante la votazione. Lo spoglio non dura tantissimo, ma è noioso e in ora molto tarda (abbiamo fatto quasi le due di notte). Può sembrare banale, ma dipende molto dalla compagnia e quindi da chi ti capita come colleghi scrutatori. Per questa volta devo dire che mi è andata bene. La riuscita dello scrutinio invece dipende largamente dalla bravura del presidente o dalla capacità di un altro membro della sezione di supplirne eventuali carenze (quest’ultimo è stato il caso di questa volta). Pare che questo mio sforzo sarà ricompensato con 70€ ad agosto.

Il mio viaggio in Burkina Faso

Una settimana fa sono rientrato dal mio primo viaggio fuori dal continente europeo, oltre che mio primo viaggio all’estero per lavoro.
Tutto nasce alcuni mesi fa, quando una ONG italiana mi contatta per un progetto di cooperazione in Burkina Faso, già in essere da tempo. L’esigenza è quella di dotare questo progetto di un’applicazione web per migliorare la comunicazione e il controllo dei soggetti coinvolti. Dopo una prima riunione a Roma a inizio estate, il viaggio sul posto per poter raccogliere direttamente i requisiti viene fissato per il 18 novembre.
Lo spostamento da casa ha costituito per me un altro record: non ne avevo mai fatto né uno così lungo, né uno con più di due voli successivi. Posso dire ora di essere quasi un esperto volatore, sicuramente molto più tranquillo sulle partenze rispetto a una quindicina di anni fa (ricordo di non aver ben sopportato il volo con scalo da Copenaghen al ritorno dal viaggio di nozze). Purtroppo in questo caso avevo anche un bel po’ di ore di attesa e, ciliegina sulla torta, un arrivo previsto dopo l’una di notte (che è diventato dopo le due per colpa di un ritardo da Tunisi). La rotta dunque era Fiumicino-Tunisi, sosta di 4h abbondanti, Tunisi-Abidjan (Costa d’Avorio), sosta di 1h, Abidjan-Ouagadougou (capitale del Burkina, per chi non lo sapesse).
Mi sarebbe piaciuto qui raccontare più in dettaglio tutta la settimana, ma mi rendo conto anche che ne sarebbe uscito un post chilometrico. Mi limito quindi a riassumere in punti:

  • il Burkina è un paese molto povero e si vede. Per molte cose ci si deve adattare. Ma si mangia comunque bene e le persone sono gentili. Mi rendo anche conto di aver limitato la mia esperienza alla capitale, che comunque credo contenga al suo interno già zone abbastanza variegate
  • il lavoro svolto è stato approfondito e ne sono del tutto soddisfatto (e così mi è parso fossero i miei interlocutori). Abbiamo analizzato tutti i requisiti e condiviso tutti quelli che saranno i punti da implementare e sviluppare
  • Internet, sia wifi che in mobilità, è del tutto normale anche lì. A questo punto credo sia normale in quasi tutto il mondo
  • il traffico di Ouagadougoug è caotico, ma chi viene da Roma ha il callo, quindi poco male
  • con le precauzioni stranote (acqua solo in bottiglia e no cibi crudi) non ho avuto il minimo fastidio alimentare.
  • avevo fatto tutti i vaccini necessari e forse anche qualcuno in più. Per la malaria ho preso il malarone, che costa un sacco ma sembra funzionare. Ho usato anche autan tropicale la sera, oltre a coprirmi bene
  • il clima a novembre è ottimo, caldo ma asciuttissimo

Il viaggio di ritorno è stato speculare a quello di andata, per fortuna senza ritardi.

Occhiali nuovi

Sono passati appena dieci anni dal mio ultimo cambio di occhiali.
Non posso dire quindi che il mio vecchio paio non sia stato adeguatamente sfruttato. Purtroppo però aveva già subito due rotture del ponticello centrale, la prima riparata a dovere presso l’ottico originale (mi era capitata casualmente a poca distanza da un viaggio in Piemonte), la seconda invece riparata in modo alquanto maldestro e rabberciato (e non è durata molto infatti). Quando dunque si sono rotti definitivamente, qualche giorno fa, ho deciso per un nuovo acquisto: sono andato dal mio ottico di fiducia, ho scelto un modello che mi garbasse e l’ho comprato al volo. Ho deciso di abbandonare la montatura a giorno, presente sui miei ultimi due paia. Poi però ho trovato un’offerta su Groupon a 29 euro (circa un decimo di quanto ho pagato il paio già menzionato) da un altro ottico (casualmente, il rabberciatore di cui sopra) e ne ho approfittato, per avere anche occhiali di scorta (e soprattutto su cui non avere troppi rimpianti in caso di rottura). Entrambi gli occhiali sono in foto, al lettore attento il compito di individuare il paio “buono” da quello “cheap”.

Ritorno al Palazzo

La settimana scorsa mi è stata offerta l’opportunità di ottenere dei biglietti omaggio per la prima in campionato della Virtus Roma. Non ci ho pensato due volte, ho chiesto ai figli chi volesse venire e, incassata una risposta positiva (su due), ho accettato.
Era più di un decennio che non mettevo piede al Palaeurlottomatica, dagli anni d’oro in cui ero abbonato e la Virtus lottava per lo scudetto nei playoff. Oggi purtroppo la situazione è quella che è, si naviga a vista in A2 e le ultime stagioni si sono svolte tutte nel più modesto Palazzetto di viale Tiziano. Ma questo ritorno al Palazzo è forse un buon auspicio e mi è sembrato di vedere molti tifosi che tornavano esattamente come me, con maglie o altro materiale dell’epoca (io mi sono presentato con felpa e sciarpa d’ordinanza).
Per Gabriele chiaramente era la prima volta, era un po’ preoccupato che non ci fossero altri bambini della sua età, ma ce n’erano parecchi e alla fine sembra essersi divertito. La partita è andata bene, l’avversario (Cassino) probabilmente non era dei più imbattibili, ma la squadra sembra in discreta forma. Certo vedere due o tremila persone in una struttura che ne può ospitare oltre diecimila non è un grande colpo d’occhio, ma chissà se nel prossimo futuro non si possa tornare vicini ai vecchi fasti: non dico riempire tutto come negli anni ’90, ma almeno arrivare a mettere qualcuno nel secondo anello. Daje Virtus!